Liberiamo l’Europa

09 maggio 2019

Il malcontento nei confronti dell’Unione Europea è ai massimi storici.

Mancano appena due settimane al voto per le elezioni europee, e tra le previsioni degli analisti politici ci sono almeno tre certezze comuni: la tornata elettorale non modificherà in maniera profonda gli assetti dell’Europa, è probabile che i sovranisti non riusciranno a prevalere, ma il quadro generale che sarà delineato dai risultati delle urne (il 26 maggio) sarà all’insegna di incertezza e fragilità.

Permane anche l’incertezza attorno al ruolo che giocheranno i social network, ai quali va riconosciuto un ruolo da assoluto protagonista nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti che hanno segnato l’ascesa di Donald Trump.

Un altro fattore rilevante potrebbe essere quello del “non voto”, soprattutto considerando come nelle scorse europee del 2014 si sia registrato, nel nostro Paese, il numero di votanti più basso di sempre.

Si tratta però di un trend che di sorprendente ha poco o nulla.

Dal 1979 ad oggi l’affluenza è crollata dal 62 al 42,61% in tutta l’UE, e anche i numeri relativi a Germania e Francia sono molto simili.

I sondaggi Eurobarometro, commissionati dal Parlamento Europeo in tutti gli Stati membri su diversi argomenti, segnalano come sempre più europei ritengano che essere parte dell’Unione sia una risorsa positiva per la propria nazione, opinione però condivisa solamente dal 36% degli italiani; statistiche che ci pongono persino al di sotto del Regno Unito, alle prese con l’affaire Brexit.

La stessa ricerca evidenzia anche un 59% di cittadini secondo i quali l’Italia avrebbe beneficiato poco o nulla dell’appartenenza all’UE, un giudizio allarmante che si intensifica se consideriamo il nucleo dell’elettorato leghista e pentastellato, favorevole al ritorno della lira nel 34% dei casi.

Le priorità indicate dagli europei sono crescita economica (50%), disoccupazione giovanile (49%), immigrazione (44%) e terrorismo (41%), e il vero collante che tiene assieme i membri dell’Unione Europea sembra essere la paura.

Un terreno di battaglia particolarmente fertile per ospitare i derby del nuovo millennio: buonisti contro razzisti, pentastellati contro leghisti, PD contro Movimento 5 Stelle, e soprattutto liberisti contro sovranisti.

Uno scontro, quest’ultimo, combattuto in tutta l’area europea nonché alimentato dalle decisioni non sempre avvedute dell’Unione stessa.

“Ce lo chiede l’Europa” è ormai divenuto un mantra comune, spesso utilizzato come premessa per privatizzazioni, disastrose manovre sociali, svendite del patrimonio pubblico e tagli al welfare.

Vittorio Cogliati Dezza, attualmente presidente di Legambiente, spiega a Left “l’evidente nesso tra austerity e e il vantaggio fornito al sovranismo, lì dove l’austerità l’ha pagata la fascia più debole della popolazione”.

Lo conferma un’indagine europea ancora in corso di pubblicazione svolta su 60mila distretti elettorali, da cui emerge una chiarissima relazione tra il voto euroscettico e il declino economico di medio-lungo termine; in questo caso disuguaglianza di reddito e territoriale vanno a braccetto con lo scetticismo che molti cittadini covano nei confronti dell’intera struttura europea.

Un segnale di riscossa arriva tuttavia dalle giovani generazioni, che sembrano di nuovo interessati all’impegno attivo in campo politico.

Il 72% di un campione di europei di età compresa tra i 15 ed i 30 anni ha dichiarato di aver praticato una o più forme di di attività civica come il voto, l’adesione a un movimento, firma di petizioni e impegni nel campo del volontariato.

Un asse giovane e dinamico a cui spetta un compito arduo ma vitale: ricostruire l’Europa.

Left sarà in edicola da domani al 16 maggio con il titolo “Liberiamo l’Europa”.

Il settimanale sarà acquistabile con in allegato il libro “L’Europa rapita”, realizzato in collaborazione con Transofrm! Italia.

La copertina del nuovo numero è stata realizzata dall’illustratore Fabio Magnasciutti.

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